Tra il Silent Book Contest 2026, la Purtropperia e gli incontri che fanno spazio.
Ci sono esperienze che finiscono, ma non si chiudono davvero.
I tre giorni alla Bologna Children’s Book Fair sono stati così: sono tornata, ma una parte di me è ancora lì, tra i corridoi, i libri aperti, le voci, gli incontri veloci e quelli che invece restano.
Il Silent Book Contest
Essere tra i finalisti del Silent Book Contest 2026, con IF, testo di Marco Erculiani, è qualcosa che faccio ancora fatica a nominare senza stupore.
Ci sono traguardi che immagini da lontano, quasi senza crederci troppo. E poi succedono.
E non sai bene cosa fare, se non fermarti un attimo e lasciare che arrivino.
La Purtropperia, in mezzo a tutto
E poi c’era la Purtropperia.
Allo stand di Edizioni Piuma, in mezzo al movimento continuo della fiera, è diventata davvero quello che avevo immaginato: una piccola casa.
Un posto in cui fermarsi. Anche solo per qualche minuto.
Sono stata accolta e coccolata, e questa è una cosa che non do mai per scontata. Anzi, è forse quella che porto via più forte.
Le persone
Ci sono stati gli abbracci. Quelli cercati, quelli trovati per caso, quelli che arrivano dopo anni o dopo pochi mesi ma hanno lo stesso peso.
Amiche e amici che mi hanno cercata apposta, che sono passati in stand, che hanno aspettato anche solo per dire “ci sono”.
E poi chi si è fermato per una dedica, chi ha sfogliato il libro, chi ha scelto di portarsi a casa un pezzetto di Purtropperia.
Sono gesti piccoli, ma pieni.
In mezzo a tutto questo, ci sono state anche le persone che tengono insieme le cose.
Vittoria, per esempio, che in questi giorni è stata presenza, ascolto, equilibrio. Amica, psicologa, e tutto quello che serve quando le emozioni sono tante.
Un cuoricino va anche a Sara Belancini per il nostro club segreto dei disagi e alla mia adorata Vika, fresca fresca dalla Sardegna.
Ripensandoci, questi giorni hanno tenuto insieme molte cose: un progetto nato poco tempo fa (IF), un libro che ha iniziato da poco a camminare da solo (La Purtropperia), e tutte le persone che, in modi diversi, sono entrate dentro questo percorso.
E forse è proprio questo che resta: non tanto i singoli momenti, ma la sensazione di essere esattamente dove si deve essere.
Io, alla fine, sono solo molto, molto grata. E continuo a pensare alla Purtropperia, che cammina piano, si fa trovare, e crea piccoli spazi in cui restare un attimo.
Forse è questo che voglio portare avanti: non correre troppo, ma continuare a costruire luoghi così.

















