Anatomia di una Purtropperia

Quando prendiamo in mano un albo illustrato, vediamo soltanto il risultato finale. Le pagine, i personaggi, i colori, le parole. Tutto sembra essere esattamente dove dovrebbe.

Ma prima di arrivare lì, c’è un mondo intero che non si vede.

Quando lavoro a un libro, mi piace pensare di costruire un piccolo universo tutto mio. Un luogo che, prima di esistere sulla carta, esiste soltanto nella mia testa. A volte è lì da anni, in attesa del momento giusto per uscire. Altre volte compare all’improvviso, senza nemmeno avvisare.

E poi comincia la parte che forse amo di più: cercare di dargli forma. Arrivano i primi schizzi, spesso confusi e incomprensibili a chiunque altro. I personaggi cambiano espressione, qualche volta persino carattere. Si fanno prove colore, si spostano oggetti, si aggiungono dettagli che poi magari scompaiono del tutto.

Ci sono idee che sulla carta funzionano subito. Altre che sembravano bellissime nella mia testa e che, una volta disegnate, non funzionano affatto.

E così si ricomincia.

La Purtropperia, il mio primo albo illustrato, è nata proprio così. Da un’intuizione, da qualche appunto e da una serie di piccoli personaggi che, poco alla volta, hanno cominciato a trovare il loro posto.

Prima ancora di sapere esattamente come sarebbe stata la bottega, ho cercato di immaginarne l’atmosfera. I suoi scaffali, gli oggetti, i colori, persino quello che avrebbe potuto esserci dietro la porta.

Mi piace che ogni luogo che disegno abbia una vita propria, anche nelle parti che non finiranno mai sulle pagine del libro.

Perché forse è proprio questo che mi affascina tanto del mio lavoro: vedere qualcosa che prima esisteva soltanto nella mia immaginazione diventare, un disegno dopo l’altro, un luogo in cui anche qualcun altro può entrare.

Qui ho raccolto alcuni dei primi studi della Purtropperia, insieme alle prove e alle illustrazioni definitive.

Un piccolo viaggio dentro tutto quello che viene prima di un libro.

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