Due volte su Tuttolibri

Negli ultimi giorni è successo qualcosa che faccio ancora un po’ fatica a mettere a fuoco: La Purtropperia è uscita su Tuttolibri de La Stampa, e nello stesso numero c’è anche un altro articolo in cui si parla della mia esperienza al muro degli illustratori della Bologna Children’s Book Fair. Gli articoli sono usciti sabato 04 aprile 2026, poco prima di Pasqua.

Due pezzi diversi, ma in qualche modo legati tra loro.

Nel primo articolo si racconta proprio la nascita della Purtropperia: da quei “purtroppo” raccolti quasi per caso, alle frasi che tutti conosciamo bene (“non è questo che ci aspettavamo”, “sei arrivata tardi”…), fino all’idea di trasformarli in qualcosa.

Una bottega. Degli oggetti sbilenchi. Un signore che non aggiusta le cose, ma ci si siede accanto.

Leggere tutto questo su carta stampata fa uno strano effetto. È come vedere qualcosa di molto intimo uscire dal proprio spazio e trovare posto altrove.

E forse è proprio questo il senso del libro: che anche le cose un po’ storte, se trovano il posto giusto, possono diventare qualcos’altro.

Nello stesso numero c’è anche un altro articolo, dedicato al muro degli illustratori della Bologna Children’s Book Fair.

E lì dentro, tra tante storie, c’è anche la mia. Ho raccontato il primo impatto con quel muro: fortissimo.
Quasi respingente. La sensazione di non avere spazio. Di essere “una in mezzo a troppi”.

E poi, piano, qualcosa cambia. Si torna, si prova e si trova un modo.

Quel muro, che a volte viene chiamato anche “il muro del pianto”, è in realtà un luogo strano:
pieno di tentativi, di fragilità esposte, ma anche di possibilità.

Essere parte di quel racconto, accanto ad altri illustratori, è per me un vero e grande onore.

Ripensandoci, questi due articoli stanno insieme più di quanto sembri. Da una parte la Purtropperia, che nasce dai “purtroppo”. Dall’altra il muro degli illustratori, dove quei “purtroppo” li incontri davver, nei dubbi, nei tentativi, nelle cose che non funzionano subito.

Un grazie speciale a Valentina De Poli, per lo sguardo attento e delicato con cui ha raccontato entrambe le storie.

E un grazie a tutti i “purtroppo” che, invece di fermarsi, hanno deciso di restare.

Pino Purtroppo legge gli articoli
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